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Uno del Mucchio

name of devil is blixa bargeld

blixa bargeld

Intereses
Silence is sexy.
SITI CHE NON VI SERVIRANNO A NULLA, MA CHE ESISTONO. OCCHIO! IN CONTINUO AGGIORNAMENTO! (thanx to luca castelli)
Foto 1 de 28
10 noviembre

Latitanza

Come avranno notato un po' tutti (quindi in pochi) questo blog è fermo da tempo, per via di impegni crescenti, giornate sature, e tempo nella scrittura dedicato quasi completamente al sito con cui collaboro, Storia della Musica.
Le foto verranno aggiornate di tanto in tanto, e magari pure il blog, per il resto se vi va di passare a leggere qualcosa il link a SdM lo trovate qui a fianco mentre la mia pagina su SdM è la seguente: http://www.storiadellamusica.it/bargeld
Grazie a tutti e la perdizione sia con voi.
Daniele
01 mayo

MY OSCAR 2008

Con grave ritardo giungo soltanto ora alla pubblicazione degli Oscar della Musica del 2008, compilata dal sottoscritto in totale indipendenza intellettuale e seguitissima dagli addetti ai lavori e dagli appassionati di ogni parte d’Italia e, azzardo, del mondo! Nel ricordarvi che trovate qui sotto da qualche parte le mie classifiche degli anni precedenti, comincio con i podi di libri e cinema, ricordando che i primi sono libri letti nel 2008 e non per forza pubblicati in tale anno, e che riguardo ai film devo ancora colmare diverse lacune tuttora tali per assenza ineluttabile di tempo.

Pronti, via.

CINEMA.

1. Non è Un Paese Per Vecchi di J. e E. Coen

2. Funny Games di M. Haneke

3. Come Dio Comanda di G. Salvatores

 

LIBRI.

1. Mani Nude di Paola Barbato

2. Ogni Cosa è Illuminata di Jonathan Safran Foer

3. Se Consideri Le Colpe di Andrea Bajani

 

MUSICA.

Top 15 2008.

 

15. FLEET FOXES  - Fleet Foxes  - Pastorali trasognate e voci pastello, un album di viaggi mentali.

14. VINICIO CAPOSSELA  - Da Solo  - Una delle voci più autentiche del panorama italiano, colta nella sua ispirazione meno esuberante e più suadente.

13. DEVOTCHKA  - A Mad & Faithful Telling  - La band della colonna sonora di Little Miss Sunshine firma un lp di canzoni gipsy-folk intrise di lacrime e di passione.

12. BACHI DA PIETRA  - Tarlo Terzo  - La viscerale sacralità della terra sporcata da una lingua blasfema e ruvida, basso voce e batteria per sua maestà la notte.

11. NICK CAVE AND THE BAD SEEDS  - Dig!!! Lazarus, Dig!!! - Diverte e sa far divertire con assoluta classe e ritrovato furore, sotterrando istantaneamente tutte le next big thing volgarmente propinateci da questo grigio mondo coprofilo!

10. SAMUEL KATARRO  - Beach Party  - Da Pistoia il tellurico blues voce e chitarra dalle dita insanguinate di mr. Alberto Mariotti.

9.  PORTISHEAD  - Third  - La band trip-hop per eccellenza alla terza spiazzante prova. Sperimentazioni rumoristiche e silenzi assordanti, e nel mezzo la voce acida di Beth Gibbons che deflagra nelle vene.

8.  OFFLAGA DISCO PAX  - Bachelite  - Il consueto recitativo filosocialista di Max Collini, ispiratissimo e splendidamente obsoleto, su un tappeto irto di spigoli electro.

7.  AFTERHOURS  - I Milanesi Ammazzano Il Sabato  - Adoro questa band, la loro ricerca e il loro percorso, “sin da quando ero bambino”. Una prova oltre le aspettative e per certi versi sorprendente.  Strepitosa apertura. Bravo Manuel.

6.  BAUSTELLE  - Amen  - Il capolavoro della maturità. Scrittura ispiratissima nelle liriche e studiata nella stratificazione del suono. Nessuno oggi fotografa la realtà come questa band.

5.  THE RACONTEURS  - Consolers Of The Lonely  - Garage ruvidissimo e hard graffiante, blues elettrico, folk saturo e country dissonante. Tutto questo e molto di più sono i Raconteurs, supergruppo capitanato dal gigantesco Jack White, deus ex machina di un progetto trasversale più che parallelo.

4.  LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA  - Canzoni Da Spiaggia Deturpata  - Da qui in avanti tutti avrebbero potuto essere disco dell’anno. Sicuramente Vasco Brondi mi ha regalato molte decine di ascolti di puro piacere, e pazienza se alla fine è quarto, è un album indescrivibile a parole, saturo di tensione e poesia apocalittica. Lo amo senza remore, e lo amerò per sempre.

 

E ora il podio…

 

3.  THEE SILVER MT. ZION MEMORIAL ORCHESTRA & TRA-LA-LA BAND  - 13 Blues For Thirteen Moons  - Dodici tracce fatte di nulla e poi quattro pezzi lunghi e laceranti, in bilico tra post-rock e neo-psichedelia, un album che esplode e poi si ammutolisce senza soluzione di continuità, che atterrisce esalta e deprime in un’altalena emotiva che lo rende un autentico capolavoro. E Blindblindblind, posta in chiusura, è decisamente la mia canzone dell’anno.

 

2.  BLACK MOUNTAIN  - In The Future  - Un’opera monumentale, colossale, in tutte le accezioni positive del termine. Blues e hard-rock psichedelico, o comunque lo si voglia inquadrare, un album straordinario in ogni sua singola stilla di sangue.

 

1.  TV ON THE RADIO  - Dear Science  - Non è il mio genere, non lo è mai stato e non so se mai lo sarà. Quella voce nera intrisa di soul, quelle ammiccanti basi funky fortemente princiane, quel pulsare di basso sintetico spruzzato di ottoni che fa tanto Outkast, quel dub oscuro vagamente Massive Attack. Tutto derivativo, filtro di influenze sonore che non odio, ma nemmeno adoro. Eppure. Sarà che è precipitato dal nulla in una delle mie anonime giornate, sarà che non me l’aspettavo, sarà che era proprio quello di cui avevo bisogno. Divertente, solare, danzereccio, ipnotico, ha l’invidiabile potere di annientare tensioni, problemi, preoccupazioni, di far dimenticare il marciume che sta fuori. Forza della musica, d’accordo, ma soprattutto forza di Dear Science. Sopra tutti, il mio disco dell’anno!

 

Grazie dell'attenzione (e dei sicuri sfottò!)

(mai stato) vostro Daniele



21 enero

21

in extremis... buon compleanno amore mio! 
20 agosto

e andiamo a vedere le luci della centrale elettrica.

Ho sempre odiato mia sorella quando da piccola guardava il film di Mary Poppins una quantità di volte al giorno disumana. Ogni nuovo cartone della Disney in uscita in cassetta era suo, e fino all'uscita del seguente anche il monopolio dello schermo era il suo; un susseguirsi di nausee laceranti al solo sentire i nomi di Ariel, Alice, Lilli, Pinocchio, Romeo e via discorrendo... E quella canzone dello spazzacamino in Mary Poppins... "can caminin can caminin spazzacamin"... se ci penso oggi mi si accappona ancora la pelle, con le palle che invece vorrebbero inconsciamente vorticare senza capirne il motivo.

Ferite aperte, e mai rimarginate.

Si fa per scherzare, ovvio. Ho scoperto in seguito che è un vezzo di molti bambini.

Chissà se Patrizia sarà d'accordo, perchè, ahilei, negli ultimi 50 giorni qualcosa di simile alla psicosi di mia sorella sta misteriosamente capitando a me.

Ho tanta paura.

Mi sento ossessionato, turbato, penetrato.

"Canzoni da Spiaggia Deturpata" è uno strano esordio. Un ragazzino ventiquattrenne decide di incidere qualche solco di rabbia. Si accompagna a un'acustica senza pretese, piange, sussurra, urla, impreca. La recensione è semplice, sintetica, la leggo curioso, passo da un negozio e so che non troverò il disco de "Le Luci Della Centrale Elettrica", perchè quanto porco sia il mondo mi è già noto. E invece toh, nascosto dietro un nugolo di merda vedo spuntare questa copertina anonima, su cui è stampigliato posticcio autore e titolo del disco e il prezzo, 13 euro. Alla cassa pago i 13 euro, in genere compro più dischi insieme, è una piccola cifra rispetto al solito, ma in quelli ultimi stralci di giugno le uscite sono poche e la propensione all'ascolto bassa. Il disco resta incartato un paio di giorni. E' luglio. Ancora tre settimane e si parte ai Caraibi. Apro la finestra, c'è il sole, non va bene. Parma fa schifo, d'estate. Scarto Le Luci mentre faccio colazione. Tiro fuori il libretto. Adoro quest'odore. Leggo un paio di testi. Sbilenchi, casuali, mi sembra come dovessi distinguere che cosa avesse mangiato quell'ubriaco decrittando il suo vomito. Paradossalmente ho buone vibrazioni. Senza lavare i denti metto il disco sul piatto.

Play.

Dura 34 minuti e spiccioli. Quando arriva alla fine schiaccio di nuovo Play.

Decido che voglio contare quante volte ascolterò questo album. Chi sta leggendo e conosce questa cifra prego voglia astenersi dal riferirla.

Mi lavo i denti.

Il sapore pulito del dentifricio stona con la zozzeria che mi è entrata nelle orecchie due volte consecutive.

Metto il disco sull'iPod. Esco ed è come non ci fossero altri dischi in quei 30 giga pieni zeppi. Divento drogato. Ho Le Luci in bicicletta, mentre faccio ginnastica, prendo il sole, sto al computer, mentre faccio la doccia. Mentre studio no. Mentre dormo ne sogno alcuni versi, vedo una bocca anonima che li decanta. E' un bombardamento. Questi 34 minuti a 13 euro sono la Mecca, sono Atlantide, sono il Sacro Graal, sono i giardini pensili di Babilonia. Ho l'impressione che il mio cervello stia luccicando. Non è bello a vedersi. Tutto è al suo posto, quell'accordo, quella strofa, quell'urlo, quel cambio di ritmo, tutto è esattamente dove dovrebbe essere. Quando Patrizia arriva a Parma si mette a bonificare la mia casa come al solito, casa che io ritenevo pulita e invece così non è a sentir lei. Tutto è soggettivo, e opinabile. Mentre spolvera mi azzardo a mettere Le Luci. Mentre il disco scorre e io mi sento pacificato con l'universo azzardo ancora: "Ti piace questo disco, amore?"

(suvvia, innamoratene, condividiamo questa esperienza metafisica, vertiginosa ai limiti del conscio, triste come un cane spappolato e rinfrancante come il ghiaccio sulla lingua, voliamo insieme in un respiro lunghissimo e precipitiamo dilaniandoci le ali, massacriamoci su uno scoglio appuntito curandoci le ferite nel sale dell'acqua fredda di Castro... innamòrati di questi tormenti generazionali, di questa poesia postmoderna che scalfisce l'anima e azzanna i polpacci, viviamo sanguinando dalle orecchie e dal naso questi 34 minuti di follia allucinata, in un abbraccio elettrico stridente col mondo arrossiamo sulle guance, come tizzoni ardenti, sotto cumuli di cenere... suvvia, innamoratene...)

"No, fa schifo" giunge laconica una risposta annichilente.

Ti ho propinato l'ascolto di questo disco decine di volte, ti ho chiesto "Ma è cresciuto di livello ascolto dopo ascolto?" "No neanche un po'" "Ma riesci a percepirne la grandezza?" "No" "Ma senti almeno una certa superiorità rispetto ad altre cose che hai ascoltato?" "Si, ma le altre cose almeno le capisco". Ti amo, Patrizia. La grandezza di questo disco sta pure nella crepa asimmetrica che divide la mia esaltazione dal tuo disgusto.

Me ne vado, ora.

Il signor Brondi è un pusher di tutto rispetto, e io sono un cliente affezionato. Poco più di 50 cents al minuto, meno di quanto mi aspettassi.

Me ne vado, amore, andiamo, andiamo a vedere le luci...

"No".

Play.

05 julio

Pogo

Il pogo sotto il palco era una prerogativa imprescindibile nei concerti a cui assistevo. Prima obbligata, poi abitudinale, infine necessaria. Una pratica assurda, molto fisica e molto poco musicale. Ricordo decine di concerti da cui tornavo a casa con le orecchie fracassate dalla vicinanza agli altoparlanti e le membra sfatte colorate di lividi. Si cominciava per vendetta, perchè il solito esagitato ti perforava un rene con una gomitata gratuita, e allora si partiva al grido di occhio per occhio menando ad personam gli scoppiati di turno a ritmo di musica... Col passare del tempo e dei concerti si affinava una certa esperienza e anche una superba tattica, diversa da concerto a concerto, che ti permetteva di sudare a litri senza prendere nemmeno un pestone e riempiendo di botte (bene accette dal malcapitato, perchè "mazzate rock") il tossico o l'alcolizzato di turno che era venuto per tutto tranne che per la musica. Il sottile confine che passa tra la vendetta filosofica e quella sanguinaria. La canzone con cui ho menato di più è stata "Male di Miele" degli Afterhours, questo per il lapalissiano matematico assunto che recita "più  partecipazioni ai concerti di una band uguale più mazzate somministrate", e gli Afterhours sono il gruppo che ho visto di più, quasi trenta volte tra gratuiti e a pagamento, e la summenzionata è la canzone che per antonomasia non manca mai a un loro live, nonchè la più violenta, ed ecco magicamente dimostrato il teorema.
Non era mica facile. Si invecchia in fretta per certe cose. E io mi sono sentito un giorno, lontano un paio di anni fa, abbastanza vecchio da dire basta. Basta sudore, basta urlare a raschiagola TUTTI i testi, basta prenderle e darle sotto un palco. Ho continuato tra le mura domestiche a violentare e accarezzare le mie orecchie come prima, più di prima, e tanto mi bastava. Questo voleva dire essere vecchio a 24 anni? Mi andava bene. Avevo già dato. Otto anni di contributi per una pensione soddisfacente, e comoda.
Ad agosto scorso, estate calante, veniva a suonare Giorgio Canali in un paesino giù in Salento. Da tanto tempo non vedo un concerto. Giorgio lo adoro. Perchè no? Tanto ci saranno due gatti. Andiamo. Io, Patrizia, Lauretta, Sergio. Siamo persone pacifiche. Patrizia l'avevo ammorbata a sufficienza, conosceva le canzoni, almeno le ultime. Sergio e Laura ho provveduto ad ammorbarli sul tragitto verso il concerto. Giorgio è uno che pesta, bisogna riconoscerglielo, un apocalittico sincero. Al concerto c'erano quattro gatti, non due, ma la metà era solo curiosa. Eravamo in prima fila a subire i cataclismi elettrici di una fisicissima band, eppure tutti e quattro sorridevamo, cantavamo, ci emozionavamo stando fermi, battendo il piedino o oscillando il busto impercettibilmente, e applaudendo alla fine di ogni pezzo.
Illuminante.
Ho ricominciato a vedere concerti, cosciente del fatto curioso che si potesse anche stare fermi e ascoltare. Come a casa!
Sono stato a sentire i Gogol Bordello con Sergio (due salti solo sulla blasfema Santa Marinella, che li meritava).
Elio e le Storie Tese con Emanuele (che ahimè si è sentito poco bene prima del concerto - è il contrappasso?).
Le Stazioni Lunari di Francesco Magnelli con Servillo Donà De Sio Di Marco, con Tonino e Piero (seduti in un teatro bellissimo - aristocrazia di sinistra?).
Baustelle con Tonino (acustica di merda, fine anticipata, con Tonino che si è strusciato con Rachele a fine concerto - paradossi della vita?).

Fermo, ad ascoltare. Con la violenza confinata in un angolo remoto del cervello, e la pace nei sensi.
No, non sono vecchio.
E' solo che è passata l'adolescenza, e i vagoni di merda che avevo nel cervello finalmente hanno fatto crescere tante piante piene di frutti maturi.
Mi piaceva com'ero allora.
Sarebbe presunzione, se mi piacesse anche come sono oggi.
09 mayo

Tump

Quel giorno ero felicissimo. Tra 4 mesi sarei andato a vedere il concerto dei miei beniamini di allora, e non stavo più nella pelle. Avrei perso i primi 3 giorni di scuola per andarci, qualcosa di molto rock a pensarci oggi. Avevo 15 anni. Mauro mi disse quel pomeriggio: Ah ti piacciono? A settembre andiamo a vedere il concerto a Reggio Emilia. Figurarsi. Mille chilometri di distanza per andare a vedere un concerto. Inconcepibile anche per il più emancipato dei genitori salentini…
Ci vuoi venire? Se facciamo in tempo a prendere un altro biglietto ti portiamo volentieri.
Sguardo scettico ma implorante. Mamma. Papà.
E vane fiju, ci o vai (trad. e vai figlio se ci vuoi andare)…parola di mamma.
E cce t’aggiu ddire… vane! (e che devo dirti, vai)… parola di papà.
Ok, respiriamo.
Mauro chiama a Mario, un suo amico che abita a Reggio Emilia.
Mario trova il biglietto.

Mauro e Donatella sono una coppia specialissima, noi nipotini ammiriamo Mauro (solo dopo diventerà zio Mauro) da matti. Tutti in famiglia lo adorano, è una new entry niente male, e finalmente anche la zia Donatella, la più piccola di nove fratelli, si sposerà proprio il prossimo dicembre! Mauro fa morire dal ridere, è istrionico, racconta barzellette in un dialetto incantevole e magnetico, assomiglia a un pupazzo e noi ragazzini e bambini (milllllllle milioni di nipotini di primo grado…) siamo attratti da lui ineluttabilmente. La zia Donatella invece è un’inguaribile capricciosa, come tutti dalla parte di mia mamma, pronta al rimprovero ai grandi ma sempre dalla parte di noi piccoli, complice una vicinanza di età che allora mi sembrava prodigiosa, ma che ora condivido dal momento che oggi anch’io mi sento più vicino ai quindici anni che ai quaranta. Nel 97, data del concerto, Mauro e Donatella avevano poco più della mia età di oggi, e se ci penso mi scappa la pipì.

Settembre 1997.
Cuore a mille. Treno espresso Lecce-Reggio Emilia. Caldo. Sonno. Felicità. Sono una Pasqua. Amo queste due persone, compagni di viaggio sonnecchianti e felici quanto me, ma adulti. Il punto di vista di un bambino, o almeno quello di me bambino, ha la sola controindicazione dell’umiltà, ma stavolta io ragazzino in fase prepuberale e loro adulti vicini al matrimonio viviamo le stesse emozioni, gli stessi fremiti, e pure gli stessi fastidi.
Reggio Emilia. 8 del mattino. Mario viene alla stazione in auto. Non ricordo che auto fosse, ma era comoda per i nostri poveri deretani a foggia di legno piallato fresco. Mario nei miei ricordi ha un’età indefinita, il tipico aspetto da muratore, la pelle bruciata dal sole, la parlata bofonchiata dal marcato accento del basso Salento. La destinazione non prevede tappe intermedie: direttamente al luogo del concerto, che si tiene in un aeroporto. Alle 9 di mattina ci sono almeno 20mila persone tra noi e il palco. È una bella sensazione, che non avrei mancato di sottolineare nei racconti ai miei amici. Alla fine il concerto avrebbe registrato 160mila presenze, il più grande concerto a pagamento di una singola band nella storia della musica in Europa. Per lo meno fino ad allora. Ed era pure il primo concerto della mia vita. Ciò che avvenne in quella giornata ormai è storia, tra muscoli rattrappiti, bisogni fisiologici impossibili da espletare, caldo devastante, sete desertica, labbra spaccate, terra e sudore… Lo spettacolo fu meraviglioso più di quanto mi aspettassi o avessi sognato. Andando via a fine serata provai per la prima e unica volta nella mia breve esistenza l’ebbrezza del dormire camminando. Non mi ricordo di essere entrato in auto, non ho visto passare le ore. Ho aperto gli occhi per la prima volta alle 6 del mattino, una volta arrivati a casa del buon Mario, che tra le cassettine di Moana Pozzi aveva trovato un letto anche per me. Mauro avrebbe poi provveduto a sfotterlo a dovere il giorno seguente.

Nei mesi successivi Mauro mi avrebbe consigliato di lasciar perdere le riviste adolescenziali e di leggere autentica carta stampata musicale (ho scoperto il Mucchio Selvaggio grazie a lui e sono tuttora abbonato da undici anni… 11… brrr), mi avrebbe fatto perdere la testa per band straordinarie che faceva esplodere nel mio stereo dopo aver ascoltato pazientemente le merde che io gli propinavo, mi avrebbe portato a vedere un altro tellurico concerto l’estate seguente, con la zia Donatella incinta e una calca mostruosa (che matta che sei stata zia, se ci penso!).
Non è questione di musica. Mauro, forse senza volerlo, mi ha insegnato a scegliere con la mia testa, ad essere paziente con le persone,  a restare umile senza darlo a vedere. E a sentirmi grande dentro.

Sui miei genitori avrei da scrivere un libro, e forse un giorno lo scriverò, ma temo risulterò ripetitivo in ringraziamenti. Inutile dire che senza la loro infinita predisposizione al magnanimo, la loro luccicante apertura mentale, i loro dictat preziosi e severi, oggi non avrei vissuto queste esperienze, né avrei avuto i mezzi per raccontarle.

Oggi Mauro è rimasto una persona splendida, è laureato, lavora tutto il giorno e quando non lavora sta con le sue meravigliose bimbe, Giulia che è una zia Donatella in miniatura, e Giorgia che è una piccola copia femminile di sé stesso.
Ho rivisto Mario, il muratore, per la prima volta dopo quel concerto, l’11 agosto del 2005. L’ho riconosciuto subito. Non si ricordava di me. Eravamo entrambi al funerale della zia Donatella. Non so chi ha deciso che la zia dovesse sparire da questo mondo a 36 anni, ma quel “non so chi” può andarsene a fanculo, perché il suo fuoco brucia quotidianamente in ogni nota che ascolto, e il suo piedino batte tuttora per tenere il tempo come un cuore indomito.
Tump tump tump tump…
Tump.

22 abril

Cioccolato I.A.C.P.

La mia adolescenza moderatamente inquieta è trascorsa in un blocco di caseggiati dell’Istituto Autonomo Case Popolari, un luogo protettivo dove i miei amichetti conobbero le droghe pesanti senza passare dal via. Quel gruppo era la prova, solo allora vivente, che quelle leggere non sempre hanno la colpa di tutto. Era un quartiere caratterizzato da una solidarietà sempre meno intensa anno dopo anno e i cambiamenti della popolazione furono rapidi, ma il nostro campetto era sempre lo stesso. Al campetto i tossici giocavano a pallone con noi ragazzini senza alcun timore di venire cacciati. L’ordine del segretario della sezione del Partito Comunista era: "Potete stare qui, ma non spacciate ai nostri figli e non vi fate davanti a loro". Non andò proprio così ma almeno ci aveva provato. Quel campetto attirava gente strana. Era una terra di tutti e quindi di nessuno, ma molto attrezzata: panchine, verde, il centro sociale degli anziani sempre aperto. Lo spettacolo della tombola pomeridiana con gli strafattoni che duellavano coi fagioli insieme alle pensionate era stupefacente molto più della facile battuta. Molto più divertente del Bingo di adesso. La loro presenza e le loro debolezze attiravano alcune ragazze dell’estrema periferia del nostro impero. Una era, addirittura, di Roncocesi, che per noi Pionieri era come dire: "Vladivostok". Eppure Barbara ogni santa giornata non si sa come compariva al campetto. Capelli biondi stratinti, rossetto da vaccona autoprodotta, naso tempestato di punti neri e quindici anni molto randagi. Dopo aver ripetuto spesso la terza media, senza alcun giovamento, aveva piantato la scuola e ogni volta che poteva scappava dalla sua frazione agricola per raggiungere un centro del mondo abbastanza ipotetico. Barbara era un tormento ormonale irresistibile, le leggende su di lei si sprecavano. Un pomeriggio passò sotto alla mia finestra spalancata, camminava torva vicino al davanzale, nera come il suo trucco esagerato e i suoi pori dilatati. Al mio timido saluto si illuminò e disse: "Dammi qualcosa da mangiare...". Varcò la soglia di casa mia circospetta ma quando le presentai del pane e un pezzo di cioccolata ci si avventò grata e felice. In quel caseggiato proletario nutrire un’affamata pareva dare ancora qualche soddisfazione.
Lei.
Lei... con una ricrescita di due centimetri e la permanente disfatta, dettagli a cui non diedi molta importanza, si accomodò sul letto senza nemmeno guardarmi e non credo ricordasse il mio nome, ma pareva molto più serena ora che stava mangiando. Mi misi al suo fianco e mi sentii inadeguato alla sua esuberanza mentre io ancora mi attardavo in giornali porno. Tentai una conversazione che non venne nemmeno vagamente considerata. Non mi ascoltava, ma poi disse: "Sei stato carino. I miei amici grandi sono solo degli stronzi, non sono come te. Sei un ragazzo pulito e per bene.
Adesso...
Adesso… ti faccio un pompino".
No, no, no... non dice sul serio. Aiuto. Terrore. Molto più che per i tossici.
Mi rendo conto molto in fretta che ci sono cose per cui non serve la licenza media. Dopo qualche minuto, veramente pochi, si alza, si pulisce le labbra, finisce l’ultimo pezzo di pane e se ne torna al campetto.

Un pompino in cambio di un Toblerone. I condomini I.A.C.P. negli anni ottanta di una città filosovietica riservavano economie alternative molto convincenti. E quel terrore, quella sorpresa di una scoperta così mistica e quel campetto - che poi vide morire una intera generazione di oppiacei e malattie conseguenti - mi regalarono un momento che per tutti gli anni a venire, se così si può dire, accese le mie fantasie. Barbara non tornò mai più a trovarmi, preferì mantenere le sue abituali frequentazioni. Morì di overdose dopo qualche anno passato sui viali d’Emilia, viali dove fu subito sostituita da qualche nigeriana dai capelli stirati e senza titolo di studio.

Barbara dovrebbe aver lasciato una figlia, una figlia che oggi avrà poco più dei suoi anni di allora. Vorrei poterla conoscere, quella figlia, e rivedere in lei i punti neri sul naso
che aveva sua madre.

                     
                                                                                                                                        (da Bachelite, Offlaga Disco Pax, 2008)


27 febrero

Sintetiche

After Hattrick, drug has a new name: Guitar Hero.
01 febrero

OSCAR 2007

Ho un vizio: adoro catalogare. Questo mi porta tutti gli anni a stilare una personale lista di gradimento musicale e non solo riguardante l'anno appena trascorso. Quest'anno ho l'immensa fortuna (si fa per dire!) di poterla propinare a qualcuno, ossia, come recita il counter in basso a destra, a tutti gli sprovveduti che abbiano la malaugurata idea di frequentare il mio sito. Che altro dire? Nulla! Anzi no: aggiungo che ho opinioni perfettamente opinabili, e soprattutto che tutti coloro che inseriranno il loro "podio dell'anno" tra i commenti, che sia su musica cinema o libri o tutti e tre, saranno accettati con giubilo! Buona lettura.

 

 

MUSICA.

 

Podio 2007

 

1. WILCO - Sky Blue Sky

    Il mio album dell'anno. Dolcissimo eppure tagliente, malinconico ma solare, oscuro seppur accecante. Ti carezza il cuore per poi all'improvviso deflagrarti nell'anima.

Capolavoro.

 

2. VERDENA - Requiem

    Non ho mai amato particolarmente questa band, e le loro prove precedenti non mi hanno mai convinto appieno. Di fronte a Requiem altro non ho fatto che inchinarmi, un album acquistato con il dovuto scetticismo che mi ha afferrato e scaraventato al muro con il suo impatto sonoro devastante. Coraggiosi, disturbanti, e grondanti sangue da ogni nota.

Maudit.

 

3. BRIGHT EYES - Cassadaga

    Mai fatto mistero di adorarli, la mia band del cuore ha minato ogni mia oggettività critica con un album meraviglioso, sensuale, che non esito a definire il migliore della loro fitta carriera. E la magia comincia con il bellissimo packaging, difficile da descrivere, per cristallizzarsi con No One Would Riot For Less, la più bella canzone dell'anno, in my humble opinion.

Emozionante.

 

 

La selezione per il podio è stata durissima e mi sentirei male fisicamente a non citare brevemente gli aspiranti ai gradini più alti per il 2007 (non pigliatemi per il culo, io sono davvero così e me ne rammarico ogni giorno!).

Ecco dunque gli altri scartati (alcuni per un soffio) in ordine puramente casuale:

 

               ARCADE FIRE - Neon Bible - Un album necessario, luminoso, che conferma il talento smisurato di una band in continua crescita (qui sotto da qualche parte la recensione).

               Psichedelico.

                   

GRINDERMAN - Grinderman - In due parole: tellurico, sciamanico. Un proiettile che ricorda bei tempi andati (anche qui recensione sotto).

Infuocato.

 

PERTURBAZIONE - Pianissimo Fortissimo - La poesia delle parole in un disco delicato che punta dritto al cuore.

Fatale.

 

GIORGIO CANALI & ROSSOFUOCO - Tutti Contro Tutti - Il mio disco dell’anno per emozioni procurate! Con patrizia sergio e lauretta con me sotto il palco a cantare a squarciagola! Grande Giorgio ti voglio bene.

Catartico.

 

ARCTIC MONKEYS - Favourite Worst Nightmare - Parzialmente deludente rispetto alle attese, ma sempre veloce e con la solita giusta dose di cazzeggio!

Divertente.

 

IL TEATRO DEGLI ORRORI - Dell'Impero Delle Tenebre - La rivelazione dell’anno, una costola degli One Dimensional Man, con cui ho spaccato le orecchie alla mia Pat per ore troppo lunghe (per lei) e sempre troppo brevi (per me)!

Schizofrenico.

 

WHITE STRIPES - Icky Thump - Una band oramai planetaria capace di rinnovarsi e sorprendere con trovate sempre nuove. La prova che il talento non va a braccetto con la tecnica.

Sguaiato.

 

GOGOL BORDELLO - Super Taranta - Dopo lo strepitoso Gipsy Punks un nuovo lavoro appena al di sotto del precedente, ma sempre vivacemente zingaro e multicolore.

Godereccio.

 

MARLENE KUNTZ - Uno - Un lavoro stratificato, pieno di studio, passione sincera, maturità. E tanta sensuale perversione.

Morboso.

 

CRISTINA DONA' - La Quinta Stagione - Intensa come sempre con il bonus di un brano perfetto come Universo.

Magnetico.

 

THE NEW PORNOGRAPHERS - Challengers - Coretti, schitarrate, gioia allo stato puro! Un gruppo d’altri tempi.

Attraente.

 

RADIOHEAD - In Rainbows - L’ultimo acquisto del 2007, ancora non perfettamente assimilato, ma già immenso. Sono i più grandi non c’è niente da fare.

Pulsante.

 

MANDO DIAO - Never Seen The Light Of Day - La loro formula resta uguale a sè stessa e io così la amo, disco dopo disco!

Salvifico.

 

 

Per concludere la disamina musicale sull’anno appena trascorso, riassumo brevemente i podi degli ultimi anni.

 

 

2006  

1. VINICIO CAPOSSELA - Ovunque Proteggi

2. THE DECEMBERISTS - The Crane Wife

3. THE RACONTEURS - Broken Boy Soldiers

 

2005

1. GOGOL BORDELLO - Gipsy Punks 

2. BLOC PARTY - Silent Alarm

3. ARCADE FIRE - Funeral

 

2004

1. WILCO - A Ghost Is Born

2. ONE DIMENSIONAL MAN - Take Me Away

3. THE VEILS - The Runaway Found

 

2003

1. MARLENE KUNTZ - Senza Peso

2. PINO MARINO - Non Bastano I Fiori

3. BRITISH SEA POWER - The Decline Of…

 

2002

1. MANDO DIAO - Bring’em In

2. QUEENS OF THE STONE AGE - Songs For The Deaf

3. DESAPARECIDOS - Read Music/Speak Spanish

 

2001

1. WHITE STRIPES - White Blood Cells

2. MERCURY REV - All Is Dream

3. JULIE’S HAIRCUT - Stars Never Looked So Bright

 

2000

1. MENLO PARK - Menlo Park

2. GIANT SAND - Chore Of Enchantment

3. BAUSTELLE -  Sussidiario Illustrato Della Giovinezza

 

E col duemila mi fermo altrimenti vado avanti per ore!

 

 

CINEMA.

 

Podio 2007

 

1. SUNSHINE di Danny Boyle

2. EASTERN PROMISES di David Cronenberg

3. FUNERAL PARTY di Frank Oz

 

(Il primo assoluto in classifica sarebbe stato L'ARTE DEL SOGNO di Michel Gondry, che però essendo uscito a cavallo tra 06 e 07 è ufficialmente datato 2006. Mi è restata comunque l'occasione per citarlo e tanto basta.)

 

 

LIBRI (letti nel 2007, ma non necessariamente pubblicati in tale anno)

 

Podio 2007

 

1. Come Dio Comanda di Niccolò Ammaniti

2. Blackout di Gianluca Morozzi

3. Dies Irae di Giuseppe Genna

 

Ringrazio dell’attenzione (e del compatimento!) le due tre persone che mi avranno letto e le invito TUTTE ad aggiungere i loro podi tra i commenti!

Alla prossima.

21 enero

Il mio mondo

Immagine1 062      Buon compleanno principessa!
13 noviembre

certe manie...

Toccare le rotule delle donne a me care è sempre stata una mia mania, lo confesso. Il ginocchio è un posto bellissimo su cui indugiare, e quel magico osso rotondo così incerto e aggraziato ha un fascino indescrivibile per il sottoscritto. Quando la gamba è stesa, adagiata e rilassata, la rotula si muove, bascula lateralmente a destra e sinistra. Quel suo movimento mi dà i brividi, perchè è straordinariamente delicato, leggero, impercettibile eppure ampio, morbido... E il mio tatto estatico mi racconta il paradiso.

Manie, manie... già.

Mia sorella, Valentina, rotule da ballerina (rima non voluta), ha la mania di costruire chincaglierie, la mania dei film di Harry Potter, la mania dei mercatini e delle risate con lacrime annesse.

Mia mamma, Rinalba, rotule da bambina, ha la mania della mobilità in ogni tempo e luogo, della curiosità a fin di bene, la mania di farsi adorare da TUTTI i bambini del mondo, e la malcelata mania di essere giovanissima nel corpo e nella mente.

Patrizia, la dolce metà di me stesso, rotule da gattina, ha la mania dei jeans, delle pulizie, delle ante sempre chiuse, della ginnastica, e della cristallina trasparenza dell'animo.

Mia nonna Antonietta, rotule da orso, ha la mania della dieta mai entrata in vigore, dell'inimitabile semplicità nei gesti e nelle parole, dell'eterno sfottò a nonno Emanuele, della risata scoppiettante e contagiosa.

Mia nonna Concetta, rotule da colibrì, aveva la mania dello sguardo incazzato e accusatorio anche mentre sorrideva, della vivida religiosità, dei pizzicotti sui polsi, del perenne prenderti per culo, e la mania di odiare visceralmente l'odore del pesce e delle gomme da masticare.

Funzionava così: prima di entrare in casa dovevi sputare la gomma. Lapalissiano.

Il 2 novembre, giorno dei morti, con infinita ironia e fedele aderenza alle sue radici cristiane, mia nonna è morta. Per rispetto di me stesso non mi piace usare eufemismi.

Sono entrato e uscito tante volte da quella casa la sera della sua morte, e ogni volta il mio primo pensiero aprendo la porta, come sempre da quando ero piccolo, è stato: "sputa la gomma".

Già.

E, nonna, l'ho sputata sempre, te lo giuro, anche se tu non guardavi.

A un certo momento, durante le fasi concitate delle importanti decisioni sui manifesti funebri, e sulla "cerimonia" per così dire, la nonna era da sola nella sua camera, sul letto, sotto le coperte. Già fredda, che quel corpicino ci avrebbe messo un secondo a evaporare, eppure ancora con quella sua celebre espressione contrita che ti urlava di non prenderla per culo... che lei era più brava e allenata di te a farlo, con o senza lucidità. Devo confessartelo nonna, sono entrato in camera tua in quel momento in cui eri sola... e non ho resistito. Ho fatto danzare le tue rotule, ancora una volta, l'ultima, con delicatezza. Non c'è niente di macabro in tutto questo, io lo so, e tu lo sai. E' stato un intimo sentire, un perdermi nel ricordo di una giovane nonna che mi insegnava a camminare, a lasciare il piatto sempre vuoto, a preferire i cibi conditi a quelli senza sostanza... Una nonna che adorava cantare per dire parole scomode (e valentina è identica in questo), che graffiava con gli occhi quando non aveva voce, che amava con gioia vivida i suoi figli e i suoi nipoti, e non lo nascondeva mai. Una nonna che mi ha dato il suo ultimo pizzicotto mentre se ne andava, tra pollice e indice, forte come non accadeva da anni. Un pizzicotto che mi ha avviluppato la mano, il braccio, il cuore e infine la testa in un calore rosso, violento, bruciante.

Le tue rotule fredde, tra le mie dita, attraverso le coperte, si muovevano sensuali, come se nulla fosse cambiato, anche adesso che tutto era improvvisamente diverso...

E mentre voci vicinissime e concitate, eppure lontane e confuse, dibattevano di manifesti e cerimonie, io ero con te, immobile, freddo, e, per un attimo immenso, in paradiso.

11 septiembre

service info

tra le foto ne appaiono da oggi anche alcune di djerba, e della tunisia in generale, un piccolo pezzo del viaggio fatto quest'estate con la mia pat. un viaggio stranissimo, e indimenticabile.
se vi va, il diario di questo viaggio lo leggerete seguendo questo link:
per chi fosse interessato a fuerteventura, e al diario di quel viaggio risalente a luglio 2006 (so che molti approdano al mio sito digitando foto fuerteventura o qualcosa del genere), trovano il suddetto diario qui:
so che questo intervento vi puzzerà di informazione di servizio, ma tant'è. non ho molta voglia di scrivere e l'unica novità attuale è che parma mi ha ripreso tra le sue spire...
a presto.
d
22 agosto

millemila

1000 volte avete cliccato su blixabargeld.spaces.live.com...
o avete seguito un collegamento, digitato dalla tastiera, trovato per sbaglio in cerca di siti pornografici giunonici, o di informazioni sulla mitica band tedesca.
1000 contatti per me sono tanti, non le conosco nemmeno mille persone...
e anche se fosse stata sempre la stessa persona, ad aver cliccato 1000 volte, sarei ugualmente contento.
mille volte uguale mille volte me.
a presto con la nuova stagione.
grazie!
11 agosto

ESTATE.

Tornato da Djerba con la mia Patrizia mi godo il Salento, la mia terra bellissima senza paragoni... Le foto di Djerba le caricherò appena ci riesco, visto che sti computer che ho giù sono piuttosto capricciosi e vista anche la progressiva e fastidiosissima tendenza di questo sito a cambiare regole, disposizione dei tasti etc... (perchè poi...). quando uno ha finalmente imparato si ritrova punto e a capo.
in attesa di inserire le mie foto abbraccio forte klelietta ed ely, due persone preziose e in questo momento lontane (in tutti i sensi!) che saranno strapiene di cose da fare e di pensieri di varia natura.
e naturalmente piero e antonino con cui siamo stati insieme anche questa estate (non basta tutto il resto dell'anno!) e che considero non meno che fratelli.
vi voglio bene.
a presto!
04 julio

VICINO LONTANO

EPILOGO.
 
Di tutte le storie c'è pure una fine.
P*******i, il vicino indisponente, se n'è andato.
No, non è morto, non facciamone un martire, tantomeno l'ho ucciso io, come i più si staranno domandando dopo aver letto i due interventi precedenti che lo riguardavano.
No.
Sono stato giù 15 giorni, e al mio ritorno puff... non c'era più.
"Ehi Daniele, p*******i se n'è andato. Per sempre."
Queste illogiche inaspettate parole di Emanuele mi hanno colto di sorpresa.
"Se n'è andato per l'estate?", rispondo, temendo di aver capito male.
"No, no, mi ha detto che tornava definitivamente giù perchè qui non se la cavava granchè bene."
"Ti ha abbracciato?"
"No, non ho fatto in tempo a salutarlo perchè ero in biblioteca."
Silence, please.
Giubilo.
E, mi vergogno, un po' di nostalgia.
Mi ha fregato ancora, mi ha sorpreso e sorprendendomi mi ha fregato.
Non ho mai odiato una persona nella mia vita, ma con lui ci sono andato davvero vicino. E lui, lui, se n'è andato, senza una parola, senza un'ultima immagine, senza neanche vedere la mia faccia falsa che lo salutava.
Integralmente atipico, come sempre, e disadattato fino al midollo.
Mi sono sempre piaciuti i disadattati, eppure lui non mi piaceva, era un'eccezione nel paradosso, una lesione perpetua alle tue protezioni, indifendibile ma indifeso.
Per questo, forse, ci mancherà.
E ci mancherà per il fatto che non ci manca affatto.
Cosa augurargli? Di trovare persone migliori di noi, sicuramente.
O peggiori di lui.
Ciao p*******i.
 
18 junio

STORIA ROMANZATA DI UN VICINO IN DISTONIA.

SECONDA PARTE.
 
Quanti di voi si siano persi le mirabolanti avventure di p*******i, beh, dovrebbero andarsele a leggere qui sotto da qualche parte, nell'articolo "mio cugino e il suo vicino".
Chi invece l'avesse già letto, sono sicuro si starà chiedendo come sia andata a finire, e comunque SE sia finita.
De-Loused In The Comatorium, titolo di un album dei Mars Volta, è l'accezione giusta per delineare la condizione che ci caratterizza...
Il nostro amico in queste settimane ha dato il meglio di sè stesso, e, dobbiamo ammetterlo, l'avevamo sottovalutato.
La sua forza immane nasce dal fatto che riesce a portarti quasi a volergli bene, quasi a intenerirti per lui, per poi nuovamente annichilirti con una nuova trovata che conduce a repentine cadute di palle.
Andiamo dunque ad analizzare le novità, esemplificate da situazioni che andrò tristemente ad elencarvi.
Intanto oramai il suo famigerato suono di campanello arriva puntuale tutti i giorni, è una costante nella mia vita e soprattutto nella vita di emanuele. Anzi, ora cambia orari, può materializzarsi alle 11, non mangiare, e stare per ore a schiacciarti i maroni con la sua inquietante presenza. Oppure a volte preferisce la seconda via, quella del vorticoso entrare e uscire senza criterio, lasciando le porte aperte, assentandosi per un istante, andando in casa sua, che, sono convinto, dev'essere simile alle botteghe degli stregoni. Prepara filtri, pozioni, e poi viene a somministrarceli. Poveri noi, tapini inconsapevoli.
Ma ditemi voi, miei compassati lettori, come vi sentireste se qualcuno bevesse il caffè da voi diligentemente preparato masticando una chewingum alla menta? Menta e caffè stanno bene insieme? Siamo noi i prevenuti?
E come vi sentireste, miei pazienti lettori, se, mentre lo sfidate alla playstation, il suddetto cominciasse convulsamente a grattarsi nelle tasche anteriori e posteriori, e a toccarsi la faccia, e a fare gemiti, e a guardare fuori dalla finestra, e a fare movimenti inconsulti con la testa, fingendo invece impegno e sacrificio sanciti dalle parole "dai ragà dobbiamo vincere" accentato barese?
E come vi sentireste, miei imparziali lettori, se cominciasse anche a suonare la chitarra, e a cantare (chiedendo prima il permesso, da emanuele timidamente concesso), e si sentisse come se fosse eric clapton con la voce di jeff buckley, distruggendo una semplice canzone ottimisticamente chiamata "del sole" ma che con lui diventa "canzone delle nubi che piovono catarro"?
E come vi sentireste se dopo mesi che distrugge, giorno per giorno, gli stessi DUE accordi della summenzionata, le stesse 20 parole, senza mai cambiare brano, stile, ritmo, e senza lo straccio di un miglioramento, come vi sentireste se vi dicesse che lui va da un maestro diplomato in conservatorio che gli insegna veramente la chitarra, e che non sopporta chi suona da autodidatta, "perchè quelli non impareranno mai", puntando il dito proprio contro emanuele che nel suo piccolo esegue nel frattempo una versione appassionata e personale di "wish you were here" dei pink floyd distanziandolo di milioni di anni luce? Tra i due passa la strada che c'è tra sandro giacobbe e jimi hendrix.
Di più, probabilmente.
E, dulcis in fundo, come vi sentireste, miei temuti lettori, se dopo le miriadi di imprecazioni riversate su di lui nei secoli dei secoli, se dopo (non) avergli fatto capire in tutti i modi che il suo modus operandi vi terrorizza, se dopo aver pregato e confidato sinceramente, col cuore in mano, che cambiasse casa e non si facesse vedere mai più, come vi sentireste se lui vi chiedesse di andare a vivere insieme il prossimo anno??? Come, miei sprovveduti lettori? Come?
Cosa si può fare perchè capisca chi è, o meglio COSA è, senza rimanerci male? Assodato il fatto che lui non fa niente per meritarsi un briciolo di affetto...
Ucciderlo? Ma, poi, converrà farsi decenni di prigione per non vederlo più?
La risposta è, fatalmente, si.
Mi sono incattivito, non ho mai parlato in questi termini di nessuno.
Saranno le sue pozioni, confezionate in gran segreto.
Aiutateci.
Devolvete a noi, il vostro otto per mille.
16 junio

swiss hyde

Occhi fissi spalancati, sorrisi prestampati, baci, abbracci, faccetta di cera, scampati alla strage del sabato sera.
Casalinghe disperate in azione, vip in rianimazione, figli di puttana prosciolti, gladiatori sugli spalti...
Un respiro profondo, un secondo ti basta, ma ti sembra che una voce ti sussurri qualche cosa nella testa.
Transpresenzialisti, narcoinsurrezionisti, economisti cortigiani che prevedono per domani un sole che sorge e brilla sugli apparecchi ai denti delle future classi dirigenti, fascisti revisionati e garantiti per chilometraggi illimitati...
Solo un poco di nausea passeggera ma resta l'impressione di sentire il mormorio di quella voce nella testa.
Palazzinari in cordata, avvoltoi in picchiata, peccatori sull'orlo dell'abisso e paladini del crocifisso.
Ah, gente per bene, onesta fino a che gli conviene, gente che taglia la coda ai cani, che non si deve fare festa agli estranei.
Poi ti dici che in fondo è solo un punto di vista e fingi di non capire quella voce forte e chiara nella testa.
Stelle del calcio dal Q.I. sottozero, veline in assenza di pensiero, ex celebrità riciclate da raccolte indifferenziate.
Puttanieri che fanno tendenza, profeti già cadaveri del nuovo che avanza, criptodemocristiani, miracoli italiani, commercianti xenofobi in crisi, importatori filocinesi, auspici del quarto reich che, con un papa tedesco, non si sa mai...
E ti aggrappi a quel poco di buonsenso che resta, ignorando quella voce che ti dice: "uccidi, uccidi" nella testa.
Interventisti altruisti, liberallallerolallisti, mirabolizionisti, volponi autogarantisti, sfondamentalisti, fanatici disintegralisti, analisti, oralisti, pensieri sempre più tristi.
Ah, i soliti idioti, i piduisti liftati, le nuovissime avventure del governo, le lacrime sul piccolo schermo, le preghiere alla radio, fratelli d'italia sul podio, ma quando arriva quest'epifania, che se li porta tutti via?
E vaffanculo il buonsenso, qui comincia la festa e ascolti quella voce che ti urla: "uccidi uccidi" nella testa, comincia la festa mentre gridi: "uccidi uccidi" a fare il coro a quella voce nella testa...
15 mayo

incipit

oggi proviamo a fare un gioco, e vediamo quanti di voi risponderanno all'appello.
si tratta di scrivere l'incipit del libro che, fino ad ora, avete amato di più in assoluto.
chissà che non sia un modo per invogliare le persone alla lettura (non faccio nomi, piero)!
aspetto i vostri incipit tra i commenti!
buone letture, questo è il mio:
 
 
"Ecco, per stilare una classifica, le cinque più memorabili fregature di tutti i tempi, in ordine cronologico:
1) Alison Ashworth
2) Penny Hardwick
3) Jackie Allen
4) Charlie Nicholson
5) Sarah Kendrew
Ecco quelle che mi hanno ferito davvero. Ci vedi forse il tuo nome lì in mezzo, Laura? Ammetto che rientreresti tra le prime dieci, ma non c'è spazio per te tra le prime cinque; sono posti destinati a quel genere di umiliazioni e di strazi che tu semplicemente non sei in grado di appioppare.
Questo forse suona più cattivo di quanto vorrei, ma il fatto è che noi siamo troppo cresciuti per rovinarci la vita a vicenda, e questo è un bene, non un male, per cui se non sei in classifica, non prenderla sul piano personale.
Quei tempi sono passati, e che liberazione, cazzo; l'infelicità significava davvero qualcosa, allora. Adesso è solo una seccatura, un pò come avere il raffreddore o essere al verde. Se volevi veramente incasinarmi, dovevi arrivare prima."

(Alta Fedeltà - Nick Hornby)


 
09 mayo

darfur

non ho resistito, vedendo questo video, alla tentazione di linkarlo sul blog.
sono tifosi del lecce, la mia squadra del cuore, che cantano un coro della curva insieme ai bimbi del darfur.
è bellissimo, c'è dentro tutta la nostra salentinità, qualsiasi cosa significhi!
grazie a chiunque lo guardi o lo abbia già guardato!
e a vittorio che me lo ha segnalato.
a presto.
07 mayo

invidie

oggi sono invidioso.
provo invidia per chi sa con chi ha a che fare e non ha mai paura del confronto.
provo invidia per chi ha sempre voglia e non si stanca mai.
provo invidia per chi sa di aver ragione e nonostante questo tace.
provo invidia per chi riesce a leggere un libro tutto d'un fiato.
provo invidia per chi non si fa scrupoli e antepone sè stesso al resto del mondo.
provo invidia per chi si diverte in discoteca.
provo invidia per chi non conosce gelosia.
provo invidia per chi si arruola nelle forze armate.
provo invidia per chi vince facile.
provo invidia per chi è loquace ed estroverso.
provo invidia per chi riesce ad odiare più di quanto riesca ad amare.
provo invidia per chi ha sempre la battuta pronta.
provo invidia per chi sa mantenere la calma.
provo invidia per chi non piange mai.
provo invidia per chi ha il coraggio di vivere alla giornata.
provo invidia per chi è freddoloso, perchè non soffre mai il caldo.
provo invidia per chi è appena diventato papà.
provo invidia per chi è un personaggio scomodo.
provo invidia per chi ha lasciato il segno.
provo invidia per chi è tollerante oltre ogni logica.
provo invidia per chi crede in dio.
provo invidia per chi non crede in dio.
provo invidia per chi è ancora un bambino.
provo invidia per chi non ha nulla da invidiarmi.
 
02 mayo

...

ciao nonna flora!
buon viaggio...
18 abril

pavma

tornato da un sud pieno di sole sono di nuovo qui a tediarvi!
allora, ci sono due cose che veramente non riesco proprio a capire della città di parma. anzi diciamo tre.
 
la prima.
com'è che ad ogni rientro la mia cassetta della posta brulica di giornali e riviste del comune di parma che mi spiegano i progetti futuri dello stesso, intesi a migliorare la mia vita?
come dice emanuele, quando loro si riuniscono intorno a un tavolo si dicono "ehi noi abbiamo questa montagna di soldi in più, che facciamo, che dite, qualcuno ha proposte?"
si levano tante voci, una dice "allarghiamo il ponte sul fiume!"
"ok" è la pronta risposta, detto fatto e prendono il via i lavori!
"qualche altra proposta?"
e si leva un'altra voce "io direi di fare i cartelli segnaletici luminosi, no, non metterci su una luce e basta, si lo so che sono già catarifrangenti apposta ma se sti soldi da spendere li abbiamo non vedo perchè non cambiarli e metterci al loro interno un neon integrato, fa tanto città americana!"
"ok" e via gente a sradicare segnali per sostituirli con altri, luminosi si, ma dall'interno che fa tanto iu es ei!
la riunione continua.
"e allora? qui ci avanzano montagne di soldi, nessun altro ha proposte?"
ecco un'alzata di mano un po' timida: "ehm, io... io... ecco, vorrei tanto che la strada in cui abito venisse acciottolata con sanpietrini al posto del solito asfalto... si... si può?"
"ok" è la voce unanime, e via a smantellare l'asfalto in vece di migliaia di piccoli sanpietrini sistemati e tagliati a mano!
potrei davvero continuare all'infinito, parlandovi di come a parma il primo punto all'ordine del giorno sia davvero come spendere sti benedetti denari, ma mi rabbuia il fatto che un sanpietrino a questo stronzo gliel'ho comprato io, e che sempre io pago la luce dei cazzo di cartelli luminosi di cui non ho utilità perchè giro in bici eccetera eccetera eccetera!
come vi spiegate che lo stadio di parma era l'unico ad essere totalmente a norma già prima di tutte le leggi venute dopo?
ma ora hanno esagerato... nell'ultimo mazzetto di depliant informativi c'erano il progetto per costruire una nuova stazione e udite udite vogliono fare la metropolitana! e potete scommetterci che le scadenze verranno rispettate e parma, coi suoi 200.000 abitanti e con la sua estensione di un paio di chilometri da capo a capo, avrà la sua metro e le sue belle fermate con gli schermi lcd perchè il plasma è tecnologia ormai obsoleta!
e io che mi sarei accontentato di autobus fino a mezzanotte invece che fino alle 8 di sera!
ho esigenze troppo poco avanguardistiche...
 
la seconda.
voglio sapere il motivo, e qui mi rivolgo al cielo, per cui i piccioni ogni volta che mi prendo una settimana di pausa e lascio casa vengono puntualmente a fare il nido sul mio balcone. che peraltro essendo piccolissimo non permette la convivenza uomo-animale... combinano un macello sti topi volanti, e quando tolgo la montagna di rametti che hanno accatastato mi guardano in cagnesco appostati sulla grondaia e temo che meditino l'attacco, uno di questi giorni.
 
la terza.
se qualcuno lo sa me lo spieghi. si parla sempre di animali. qui a parma, o almeno vicino casa mia, vive un animale che per tutto il giorno e la notte emette un verso irriproducibile. ebbene, io non ho mai sentito altrove nella mia vita questo verso, solo qui fuori da casa mia a parma, tutto l'anno, tutto il giorno e tutta la notte, inverno escluso (credo dorma).
animalisti, e non, sono invitati. un euro mezzora di ascolto, chi identifica l'animale e magari lo cattura si porta via tutti i soldi.
 
ho finito. tenete botta.
alla prossima.
 
31 marzo

connessioni

mi son ritrovato assente, per un po' di giorni. colpa della tecnologia che burocraticamente parlando ha sempre avuto di che accusarmi, e mi ha abbandonato puntando il dito verso la mia negligenza...
come dite? sarà stato l'influsso malefefico dell'innominato e innominabile vicino di emanuele? mmm... credo che non riesca ad arrivare a tanto, già mi stupisco che ogni volta riesca a trovare la porta di casa, figurarsi influenzare una connessione adsl! ma cambio discorso perchè temo di rendervelo simpatico e così, vi assicuro, NON è.
anzi mi sa proprio che vi devo già lasciare, alcuni amici mi aspettano e i miei ritardi cronici sono spesso indigesti (per gli altri).
proprio non ce la faccio però a non parlarvi di due album usciti da poco e che sto consumando avidamente:
i GRINDERMAN, superband capitanata da nick cave (con warren ellis che violenta ogni sorta di strumento a corda), hanno realizzato un esordio omonimo che fa gridare al miracolo e annichilisce le centinaia di band che ogni giorno se ne vengono fuori come la next big thing del momento... un album tellurico, preistorico, viscerale, devastante, un album necessario. anche per rompere le orecchie ai vostri vicini.
e poi gli incantevoli ARCADE FIRE che hanno partorito Neon Bible, un capolavoro psichedelico dei giorni nostri. ci avevano abituati benissimo con Funeral un paio d'anni fa, era impensabile un album più bello di quello... e invece. un deflagrante affastellarsi di strumenti, dai classici rock fino agli archi agli ottoni, per un lavoro che rischiava di diventare ridondante e invece è "solo" bellissimo. due papabilissimi album dell'anno.
sono un maniaco, non posso farci nulla. odiatemi pure.
a presto.
22 marzo

mio cugino e il suo vicino

mio cugino ha un vicino. probabile che anche il suo vicino abbia un cugino, quel che è certo è che il cugino del suo vicino non sono io.
il mio, parlo di cugino non di vicino, si chiama emanuele.
con emanuele siamo cugini da quando siamo nati, anzi no, lui è mio cugino da quando è nato, io ho dovuto aspettare un anno prima di poterlo annoverare nella lista dei cugini.
emanuele è nato un anno dopo di me. io 81 lui 82. entrambi novembre. io c'ero ai mondiali dell'82, lui no. e un po' lo invidio, perchè la vittoria al mondiale dello scorso anno lui se l'è goduta come prima, io, uomo navigato, come seconda, il che l'ha resa meno gustosa...
ma dove vado a parare?
io ed emanuele eravamo i cugini del cuore da piccoli. poi l'adolescenza ci ha separati, ma oggi, da sei anni a questa parte, siamo tornati cugini del cuore, nonchè grandi e teneri amici. ci vediamo tutti i giorni.
ma dove vado a parare?
mio cugino emanuele ha un vicino di pianerottolo, che per ragioni di privacy chiameremo p*******i. è un ragazzo della provincia di bari, il che, essendo noi salentini purosangue, non gioca a suo favore. ma, del giovane barese tipo, p*******i non ha niente. non è sbruffone, non è fanatico, non è lampadato, non veste griffato. non affolla le nostre spiagge, non si pavoneggia, probabile che non vada nemmeno in discoteca. tutti requisiti minimi che il giovane barese tipo ha, e per i quali è, dalla collettività non barese, odiato.
dunque?
p*******i di barese ha solo l'accento, il che può essere sufficiente a rendercelo antipatico, non certo a denigrarlo.
p*******i è una strana forma di vita, e emanuele, probabilmente la persona più tollerante che abbia mai conosciuto, questo lo sa, ma essendo buono e tollerante, fa finta di non saperlo.
ama, emanuele, vuole bene incondizionatamente a chicchessia, non spettegola mai di nessuno, accetta tutti i torti subiti, affronta il prossimo con generosità e disponibilità.
p*******i ogni tanto bussa a casa di emanuele, spesso con il sottoscritto presente, saluta, entra, si siede, poi sta in piedi, poi beve un caffè offertogli con magnanimità da mio cugino, poi cammina per la stanza, poi si siede, poi sta di nuovo in piedi, ogni tanto ondeggia, fa un passettino in avanti, poi uno a destra, poi si arrischia in un passo all'indietro, indi esausto indugia nuovamente nella posizione di partenza. ogni tanto, ma raramente, si inoltra in sentieri inesplorati e fa una domanda, il che sembra renderlo umano, e invece no, perchè dalla sua bocca io ho udito tre o quattro parole in totale compresi punti interrogativi, vale a dire "studi?" oppure "hai frequentato oggi?", oppure "giochiamo alla playstation?". si può dire che p*******i esaurisca il suo repertorio esattamente in questo punto. lo striminzito repertorio torna a far pericolosamente capolino ogni volta che il suddetto entra a casa di emanuele, ma si esaurisce inesorabilmente. il resto di p*******i sono passi in avanti, passi all'indietro, accenni a sedersi sul divano.
ah, dimenticavo, ha una stravagante abitudine, che è quella di seguirti. e così emanuele lava i piatti e lui lì dietro in silenzio a guardare, emanuele spazza la stanza e lui che lo insegue zitto zitto cacchio cacchio intralciandolo di tanto in tanto.
p*******i è capace di agire in questo modo per ore, senza mostrare una parvenza di noia, dimostrando vieppiù notevole capacità di adattamento e conclamata abilità nel resistere a causa e nonostante l'altrui volontà.
no, p*******i non è il classico giovane barese da odiare, non lo si può odiare, perchè semplicemente NON ESISTE.
p*******i è peggio del classico giovane barese, perchè non ti dà nemmeno un buon motivo per odiarlo, e per questa ragione lo odi ancora di più, ed entri in un circolo vizioso che ti porta in una spirale di angoscia, impotenza, desistenza, e infine morte.
adottate p*******i, l'assassino silenzioso.
adottatelo, per l'anima de li morti.
16 marzo

3 movies

ci sono dei film che ti lasciano l'amaro in bocca, altri divertenti, alcuni incomprensibili, pochi bellissimi.
NUOVOMONDO di emanuele crialese è un film originale, un film semplice eppure mai banale, la storia di una tenera quanto povera famiglia in viaggio verso l'america, terra da cui risorgere da ogni miseria e disperazione. i protagonisti non hanno mai visto nemmeno il mare e i pesci, confinati nel loro spoglio entroterra siciliano, e il loro stupore è il nostro, e la loro paura è la nostra, il loro coraggio è il nostro. i sogni americani del protagonista si materializzano sulla pellicola, in bagni dentro fiumi di latte, alberi di denaro, ortaggi giganteschi. i suoi occhi sarebbero i nostri, se solo tornassimo indietro, e ci fermassimo un attimo in più a guardare, e non solo a vedere. dolce, divertente, a tratti struggente, la poesia trasuda da ogni fotogramma, dall'inizio alla fine.
BORAT di larry charles, è un lavoro geniale, almeno quanto disgustoso. un reporter kazako interpretato da un gigantesco sacha baron cohen, decide di trascorrere un periodo in usa per intervistare gli americani e imparare da loro quanto più possibile. se cohen è attore consapevole del film, gli americani ne sono invece protagonisti incosapevoli, in quanto convinti della veridicità delle interviste del giornalista kazako, e vittime di un sotterfugio: firmano la liberatoria per concedere l'intervista prima che questa cominci, e si ritrovano fotografati impietosamente in candid camera assurde. qui è la chiave comica della vicenda, in un film che fa ridere perchè totalmente scorretto, cattivo, volgare, delle volte disgustoso, eppure esilarante!
L'ARTE DEL SOGNO, invece, è un capolavoro. non ci sono mezzi termini che tengano. michel gondry ci aveva già viziati col suo precedente "eternal sunshine of the spotless mind", tradotto impietosamente in italia con "se mi lasci ti cancello", che tu sia maledetto traduttore infame!
l'arte del sogno è l'apoteosi dell'arte visionaria per quanto semplicissima di gondry, prova riuscita grazie anche ai bravissimi gael garcia bernal e charlotte gainsbourg, credibili e pienamente nel ruolo. di questo film non mi sento di raccontare nulla, perchè, come diceva pirandello, "se cerchi di spiegare l'infinito, finisci per finirlo". grazie gondry, il mondo è migliore con persone come te.
un abbraccio a tutti.
 
l'arte inesistente

EGO

BOTTA E RISPOSTA TRA BLIXA BARGELD E ME

sprovveduto n.